Descrizione
01/03/2025La politica dell’Unione Europea persegue un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente anche mediante l’adozione delle misure di contenimento e gestione del rumore definite dalla Direttiva 2002/49/CE, recepita dal D.Lgs. n. 194/2005, la quale include tra l’altro la valorizzazione delle peculiarità sonore di specifici luoghi quali parchi pubblici, zone silenziose di un agglomerato e quelle in aperta campagna. A tal fine, il Decreto Ministeriale n. 16 del 24 marzo 2022 ha definito le regole d’individuazione e gestione delle “Zone silenziose di un agglomerato e delle zone silenziose in aperta campagna”, protette dal rumore antropico generato dalle infrastrutture di trasporto, dalle attività industriali o da quelle ricreative.
I requisiti delle zone silenziose
Tra i requisiti fondamentali per il riconoscimento di tali zone rientra quello di “pubblica fruizione”, ossia l’essere accessibili al pubblico. La candidatura a “Zona silenziosa”, essendo tali luoghi pensati come ambienti naturali, necessita altresì di soddisfare criteri di carattere sia acustico che non. Fra i primi, vi è la richiesta di non essere contaminate dal rumore di attività o infrastrutture di trasporto e di non appartenere a una classe acustica superiore alla III (Aree di tipo misto). Fra i criteri non acustici rientrano invece la superficie territoriale minima e la destinazione d’uso del territorio. Oltre a tali requisiti obbligatori, sono altresì previsti dei criteri facoltativi, principalmente legati ad aspetti percettivi del paesaggio sonoro e all’utilizzo di opportuni descrittori acustici che ne consentano la caratterizzazione.
L’individuazione delle zone silenziose in Trentino
Nell’ambito di applicazione del predetto Decreto, la Provincia autonoma di Trento (PAT) è chiamata a svolgere un ruolo attivo nel promuovere l’individuazione, da parte dei Comuni, delle aree candidate a essere delimitate quali Zone silenziose in aperta campagna, fornendo adeguato supporto per la loro individuazione. La PAT può anche provvedere autonomamente all’individuazione delle predette aree, sottoponendole al vaglio dei Comuni territorialmente interessati, i quali possono decidere di accogliere o respingere le proposte avanzate.
Entro il 31 maggio 2025, e in seguito ogni 5 anni, la PAT è tenuta a comunicare al Ministero dell’Ambiente e a ISPRA i dati relativi alle zone silenziose, secondo le modalità previste dalle “linee guida per la redazione delle Zone silenziose” adottate con il Decreto direttoriale n. 135 del 7 maggio 2024. A tal proposito, si evidenzia che, sebbene l’individuazione di zone silenziose nel proprio territorio non sia obbligatoria da parte dei Comuni, lo è comunque la comunicazione relativa all’individuazione o meno delle stesse.
La tutela delle zone silenziose
L’individuazione delle zone silenziose comporta anche la successiva gestione con misure di conservazione adottate in coerenza e in sinergia con le azioni di tutela già definite per le aree naturali protette e/o appartenenti alla Rete Natura 2000, per le aree archeologiche, architettoniche, storiche e culturali, indicando gli strumenti territoriali che governano tali ambiti. Al contempo, in occasione delle valutazioni d’impatto acustico prodotte nella gestione delle attività e delle infrastrutture, si dovrà tener conto del possibile impatto sulle zone silenziose, al fine di evitare un loro possibile degrado. Per questo, è prevista la possibilità di eseguire attività mirate di monitoraggio del rumore, pianificare la delimitazione di nuove zone silenziose a seguito di interventi di risanamento, promuovere l’informazione, la consultazione e la partecipazione attiva dei cittadini, oltreché sostenere studi sugli effetti e i potenziali benefici delle zone silenziose sulla salute umana e sulla qualità della vita.
I benefici delle zone silenziose
Nelle zone silenziose è quindi possibile avere l’occasione per sperimentare quelle sonorità corrispondenti ai valori d’identità del luogo, assicurando a quanti ne facciano visita condizioni di quiete, svago e ristoro. Ciò al fine di favorire l’instaurarsi di un ambiente rigenerativo, favorendo una condizione di benessere fisico, mentale e sociale che permetta di accrescere la qualità della vita, salvaguardando al contempo la biodiversità, gli ecosistemi e i paesaggi sonori.
In un campo sonoro complesso, com’è quello naturale, v’è tuttavia necessità di usufruire di adeguati parametri correlabili con la percezione sonora. A tal riguardo, gli studi della psicoacustica e le sue numerose applicazioni sulla qualità sonora (sound quality) sono molto utili. Tra gli indicatori psicoacustici più utilizzati vanno annoverati la loudness, la sharpness, la fluctuation strength e la roughness, i quali rappresentano indicatori acustici specifici di basilare importanza per rappresentare al meglio quelle peculiarità che contraddistinguono il silenzio, il quale costituisce un prezioso alleato nel percorso terapeutico, rappresentando “l’esperienza originaria dell’Uomo. Senza silenzio non c’è parola, non c’è musica. Senza silenzio non si sente. Solo nel silenzio è possibile tornare in sintonia con noi stessi, ritrovare il legame con il nostro corpo e tutto quello che ci sta dietro” (Tiziano Terzani).
Luciano Mattevi
Laura Toniutti
La sezione del sito web di APPA dedicata alla tematica Rumore