Descrizione
01/06/2026Dopo vent’anni senza una circolazione completa, nell’aprile 2026 il Lago di Garda è tornato a rimescolarsi fino al fondo. Si tratta di un evento raro e di grande importanza ecologica, perché interrompe temporaneamente l’isolamento delle acque profonde e impedisce l’evoluzione del lago verso condizioni di meromissi, cioè una stratificazione permanente capace di ostacolare gli scambi tra superficie e profondità.
Nei grandi laghi profondi il turnover rappresenta uno dei principali meccanismi di riequilibrio del sistema. Durante il rimescolamento, ossigeno, nutrienti e sostanze disciolte vengono redistribuiti lungo l’intera colonna d’acqua, ristabilendo una condizione temporanea di omogeneità fisica e chimica. Il confronto tra i due più recenti eventi di circolazione completa (2006 e 2026), effettuato sulla base dei dati di monitoraggio raccolti dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (APPA) nel punto di campionamento in territorio trentino, consente di analizzare l’evoluzione del regime termico, del bilancio dell’ossigeno e della distribuzione del fosforo dopo due decenni di oligomissi.
Temperatura
L’aspetto più evidente riguarda la temperatura alla quale si è verificato il turnover. Nel 2006 il Garda raggiunse condizioni di omeotermia a circa 7,6 °C; nel 2026 il rimescolamento completo si è invece innescato attorno a 9,4 °C. L’incremento è pari a 1,8 °C in vent’anni, ovvero circa 0,09 °C all’anno.
Si tratta di una variazione coerente con il riscaldamento climatico osservato nell’area alpina e prealpina, ma con implicazioni rilevanti per la dinamica del lago. Acque superficiali più calde risultano infatti più stabili e rafforzano il gradiente di densità che separa epilimnio (lo strato superficiale del lago) e ipolimnio (lo strato profondo). Di conseguenza, per innescare la convezione profonda diventano necessari raffreddamenti atmosferici più intensi e condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli.
Il Garda continua dunque a rimescolarsi completamente, ma il processo richiede oggi un apporto energetico maggiore rispetto al passato. Questo suggerisce una progressiva riduzione della resilienza del sistema e un aumento della probabilità di lunghi periodi di circolazione incompleta.
Diversi modelli applicati ai laghi profondi sudalpini indicano che, in presenza di anomalie termiche invernali di circa +2 °C rispetto alla climatologia 1961–1990, la probabilità di turnover completo su scala decadale può scendere al di sotto del 10% (Rogora 2018; Biemond 2021; Dresti 2021). L’evento del 2026 dimostra quindi che il meccanismo non è scomparso, ma appare sempre più raro e dipendente da condizioni meteorologiche eccezionali.
L’aumento della temperatura del Garda può avere conseguenze importanti anche sulla fauna ittica d’acqua fredda, in particolare sul coregone (Coregonus lavaretus). Le sue uova si sviluppano infatti in inverno a temperature ottimali comprese tra circa 4 e 6 °C, mentre valori superiori a 8–10 °C possono aumentare drasticamente la mortalità embrionale e ridurre il successo riproduttivo della specie.
| Parametro | 2006 | 2026 |
| Temperatura di turnover | 7,6 °C | 9,4 °C |
| Fosforo totale | ~20 µg/L | ~15 µg/L |
Ossigeno
Nel Lago di Garda il consumo di ossigeno nelle acque profonde è legato principalmente alla degradazione della sostanza organica e ai processi ossidativi che avvengono nei sedimenti. In assenza di ricircolo completo, il bilancio dell’ossigeno tende progressivamente a diventare negativo: l’ossigeno dell’ipolimnio viene consumato senza essere reintegrato dagli strati superficiali.
Per la fauna ittica profonda, concentrazioni inferiori a circa 4 mg/L rappresentano già una soglia critica; al di sotto dei 2 mg/L possono invece instaurarsi condizioni prossime all’anossia, accompagnate dal rilascio di fosforo, ferro e manganese dai sedimenti.
Nonostante i vent’anni trascorsi senza turnover completo, il confronto tra il 2006 e il 2026 mostra una ricarica di ossigeno sostanzialmente comparabile (10,3 mg/l di ossigeno disciolto a 270 metri di profondità nel 2006, 8,8 mg/l nel 2026). Tuttavia, il rimescolamento del 2026 è avvenuto a una temperatura significativamente più elevata, e questo aspetto non è secondario: la solubilità dell’ossigeno diminuisce infatti con l’aumentare della temperatura.
Il Garda continua quindi a riossigenare le acque profonde, ma con una capacità di immagazzinamento inferiore rispetto al passato. Si tratta di un cambiamento meno evidente dell’aumento termico, ma potenzialmente rilevante nel lungo periodo.
Fosforo
Anche il fosforo totale mostra una variazione significativa. Nel 2006, durante la completa omogeneizzazione della colonna d’acqua, la concentrazione media era di circa 20 µg/L; nel 2026 il valore risulta sceso a circa 15 µg/L, con una riduzione prossima al 25%.
Il dato suggerisce un miglioramento dello stato trofico del lago e una diminuzione della pressione eutrofica, probabilmente legati alla riduzione dei carichi esterni di nutrienti e all’efficacia delle misure di gestione adottate negli ultimi decenni nel bacino gardesano.
Le condizioni di turnover completo consentono inoltre di stimare con maggiore accuratezza il contenuto medio reale di fosforo dell’intero lago. Durante la stratificazione si sviluppano infatti marcati gradienti verticali dovuti alla sedimentazione e ai processi biogeochimici; il rimescolamento elimina temporaneamente queste differenze e restituisce una fotografia più rappresentativa dello stato complessivo del sistema.
Oltre il turnover: gli altri meccanismi di scambio verticale
La convezione invernale non rappresenta l’unico processo capace di trasferire ossigeno e masse d’acqua verso le profondità del Garda. Negli ultimi anni sono stati osservati altri meccanismi di scambio verticale che, pur meno energetici del turnover classico, possono contribuire in modo significativo al bilancio complessivo del lago.
Uno dei più interessanti è legato alla circolazione indotta dalla rotazione terrestre. Studi condotti dalle Università di Trento e Utrecht (Piccolroaz et al., 2019) hanno mostrato che i forti venti lungo l’asse principale del lago possono generare una circolazione secondaria trasversale. In queste condizioni si osserva la risalita di acque fredde lungo la sponda orientale e la discesa di acque relativamente più calde lungo quella occidentale.
Tra febbraio e aprile, quando le temperature superficiali raggiungono i minimi annuali, questo meccanismo può favorire trasferimenti d’acqua fino alle profondità maggiori del lago, contribuendo al trasporto di ossigeno verso il fondo.
Un altro episodio particolarmente significativo si verificò durante il “Burian” del febbraio 2018. L’intensa irruzione di aria siberiana provocò un marcato raffreddamento delle acque superficiali, accompagnato da diversi giorni di vento sostenuto. In quelle condizioni si attivarono flussi gravitativi di acqua fredda e densa lungo i fondali inclinati, con il trasferimento di masse d’acqua più ossigenate verso gli strati profondi del bacino.
Si tratta di processi meno efficienti rispetto al turnover convettivo completo, ma che potrebbero assumere un ruolo sempre più importante in un contesto climatico caratterizzato da inverni più miti e da una minore frequenza dei grandi rimescolamenti.
Un lago più caldo e più stabile
Il confronto tra il 2006 e il 2026 evidenzia una trasformazione progressiva del Lago di Garda. Da un lato emerge un miglioramento della qualità chimica, testimoniato dalla diminuzione delle concentrazioni di fosforo; dall’altro si osserva una crescente stabilità della stratificazione termica, che rende sempre più difficile il verificarsi della circolazione completa.
Il turnover non è scomparso, ma sembra avvicinarsi a una soglia critica. Eventi meteorologici estremi, forti venti e raffreddamenti eccezionali appaiono oggi sempre più determinanti nel mantenimento degli scambi tra superficie e profondità.
Il Garda continua dunque a rimescolarsi, ma lo fa in un equilibrio sempre più delicato. Comprendere come evolveranno questi processi nei prossimi decenni richiederà un monitoraggio continuo delle dinamiche fisiche e biogeochimiche del lago, indispensabile per valutare gli effetti del cambiamento climatico sui grandi laghi profondi sudalpini.
Giovanna Pellegrini
La sezione del sito web di APPA dedicata alla tematica Acqua