Funghi sentinelle della radioattività

Una collaborazione tra l'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente e il Gruppo Micologico “G. Bresadola” di Trento punta a fornire dati utili nel monitoraggio della radioattività ambientale negli alimenti
(APPA informa - Numero 35 - Marzo 2026)

Data di pubblicazione:Domenica, 01 Marzo 2026

Immagine: Radioattivita

Descrizione

01/03/2026

In Italia il controllo della radioattività ambientale è regolato dal D.Lgs 101/2020. In particolare, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica esercita il controllo sulla radioattività ambientale, mentre il Ministero della Salute esercita il controllo sugli alimenti e bevande per il consumo sia umano che animale. Il complesso dei controlli è articolato in reti di sorveglianza, che possono essere regionali o nazionali.

L’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (APPA), assieme a tutte le altre Agenzie regionali, è un soggetto della RESORAD, la REte nazionale di SOrveglianza sulla RADioattività ambientale, nata con lo scopo di analizzare l’andamento spazio-temporale delle concentrazioni di elementi radioattivi nelle matrici dei diversi comparti ambientali e alimentari interessati dalla diffusione della radioattività e dal suo trasferimento all’uomo. La RESORAD prevede un piano di monitoraggio comune a tutti i soggetti che la compongono.

La normativa di riferimento

Se da un lato il D.Lgs 28/2016 stabilisce i requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle “acque destinate al consumo umano”, dall’altro non esiste in Italia un qualcosa di analogo per quanto riguarda gli alimenti. Nella pratica si fa quindi riferimento al Regolamento UE 2020/1158, relativo alle condizioni d'importazione di prodotti alimentari e alimenti per animali a seguito dell’incidente verificatosi nella centrale nucleare di Chernobyl. L’art. 3 stabilisce livelli massimi ammissibili, in termini di concentrazione di attività, unicamente per il Cesio-137 e pari a 370 Bq/kg per il latte e i prodotti lattiero-caseari e per gli alimenti destinati ai lattanti e ai bambini della prima infanzia e pari a 600 Bq/kg per tutti gli altri prodotti.

Perché cercare il Cesio-137?

Eventi come l’incidente nucleare della centrale di Chernobyl (1986) o di Fukushima-Daiichi (2011) rilasciano nell’ambiente radionuclidi artificiali che, se trasportati e depositati dalla circolazione atmosferica su vaste aree, possono alterare il fondo naturale di zone anche molto distanti dal luogo dell’incidente. I principali elementi che vengono rilasciati sono lo Iodio-131, il Cesio-134 e il Cesio-137 (Cs-137), che hanno rispettivamente un tempo di dimezzamento di 8 giorni, 2 anni e 30 anni. Per queste ragioni, nel medio-lungo periodo dopo un incidente nucleare il radionuclide che "sopravvive" è il Cs-137, ed è appunto su questo che il Regolamento europeo si concentra.

Perché cercare la radioattività nei funghi?

I funghi spontanei si possono considerare “sentinelle” e bioaccumulatori dell’ecosistema, in quanto con la loro estesa rete micellare sono molto efficienti nell’assorbire elementi dal suolo. Il Potassio, un nutriente essenziale per i funghi, risulta chimicamente simile al Cs-137 e può quindi accadere che lo assorbano “per errore”, concentrandolo nei loro tessuti. Questo li rende utili indicatori di eventuali contaminazioni ambientali, ma anche potenziali vettori di radionuclidi nella catena alimentare. Il consumo di funghi, e di altri prodotti del bosco come la selvaggina o i mirtilli, rappresenta la principale via di trasferimento del Cs-137 dall’ambiente all’uomo.

Ad APPA è quindi sembrato interessante, vista anche la diffusione sul nostro territorio della pratica dell’“andar per funghi”, chiedere al Gruppo Micologico “G. Bresadola” di Trento la collaborazione per avviare un monitoraggio specifico per i funghi commestibili spontanei. La proposta è stata accolta con entusiasmo, e da maggio a novembre dello scorso anno sono stati consegnati ad APPA 52 campioni, variando tipologia di fungo e zona di prelievo.

I primi risultati ottenuti

Già da questa prima campagna di misura si nota una notevole variabilità del contenuto di Cs-137 in funzione del tipo di fungo, da valori massimi attorno ai 400 Bq/kg per il Cortinarius caperatus (caperata) a valori inferiori o prossimi alla sensibilità strumentale per specie quali ad esempio Armillaria mellea (chiodino), Cyclocybe cylindracea (pioppino) o Macrolepiota procera (mazza di tamburo). Questi primi risultati sono stati approfonditi e condivisi con il Gruppo “G. Bresadola” lo scorso 15 dicembre, in una serata organizzata presso la loro sede.

Il numero di campioni raccolti e analizzati finora non consente tuttavia di valutare l’effetto combinato e confondente tra specie di fungo e luogo di prelievo, non essendo nota la distribuzione territoriale della contaminazione da Cs-137. Per questo si prevede di proseguire la collaborazione, sia per aumentare il numero di campioni sia andando a pianificare, per quanto possibile, la distribuzione geografica dei punti di prelievo.

I dati raccolti sono consultabili alla pagina relativa alla radioattività negli alimenti del sito web di APPA .

Stefano Pegoretti

La sezione del sito web di APPA dedicata alla tematica Radioattività

Documenti

Link interno
APPA informa - Numero 35 - Marzo 2026

In queste pagine si possono leggere gli articoli pubblicati su APPA informa numero 35 di marzo 2026

Data di pubblicazione: 01/03/2026

Ulteriori dettagli

Immagine: unnamed